reviews per l'album sweet noise on the sofa
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30/09/2008
La Scena
"Kitchen Love"
di: Francesco Pizzinelli
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Unire Sean Connery, Cesare Pavese e il noise… Questo l'intento dei Mauve, e scusate se e' poco: penso subito alle atmosfere cinematografiche di gruppi come i Gatto Ciliegia e all'istante trovo una sponda nel comunicato stampa (fonico in comune). Riferimenti colti dunque, spigolosita' ma anche profondita'. E molta, molta classe. Bravi davvero questi tre ragazzi, anche a stimolare il "feticista" musicale che e' in ognuno di noi con un packaging davvero bello, che da solo giustificherebbe l'acquisto (se poi ci aggiungiamo anche l'adesivo "vintage", beh, il gioco e' fatto!).
Canebagnato si conferma etichetta di grande qualita', in tutta risposta a chi ha deciso di non stampare piu' dischi ma di farli vivere solo in un file: questo e' anche un bellissimo "oggetto", da possedere e non solo da ascoltare.
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03/08/2008
Kathodik
"Kitchen Love"
di: Marco Fiori
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Degno di menzione e di attenzione il debutto del trio piemontese Mauve per i raffinati tipi della Canebagnato Records (se volte sapere molto su questa interessante “label” milanese consultate il sito www.canebagnato.org e visitate pure lo spazio www.myspace.com/canebagnato). Per lodare questa produzione, si puo' partire dalla raffinata impaginazione del CD, opera di Caterina Pinto (www.hellcat.it: tra l’altro la Pinto ha prestato la sua voce lontana e narrativa al finale “disturbato” di Edimburgo Mega-Panda), che ben predispone verso “Kitchen Love” della band di Verbania (su My Space www.myspace.com/feelmauve): una raccolta di undici brani positivamente (in)decisi tra melodia obliqua e chitarrismo fragoroso (merito del lavorio di Alberto Corsi, anche polistrumentista, e Carlo Tosi, anche bassista e cantante).
Tra i piu' equilibrati e rilevanti e riusciti esperimenti sulla forma canzone citiamo l’iniziale, incalzante 88 e la spedita Santiago, mentre gli strumentali maggiormente efficaci risultano Edimburgo Mega-Panda e Sean Connery (evidente l’amore per la Scozia!!). Afflati eufonici alla Sonic Youth di “Dirty” dialogano proficuamente con l’Inghilterra di fine anni Ottanta (New Order/My Bloody Valentine) in Never Regret.
I ritmi a volte sostenuti sono garantiti dalla “terza mente” dei Mauve, la batterista Elda Belfanti (che canta, novella Bilinda Butcher, in Electronic Scales e in Butter); a varie tastiere danno una mano lungo quasi tutte le canzoni Massimiliano “Bresa” Muzzarini (anche assistente alla registrazione) e Paolo Gondoni.
Segnaliamo infine che la gia' citata Caterina Pinto ed il coproduttore (con Nicola Manfredi)/“tecnico dei suoni” Christian Alati hanno partecipato attivamente ad un’altra recente uscita della Canebagnato, “Just Let It Happen” di Paolo Saporiti.
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01/08/2008
Rockerilla
"Kitchen Love"
di: Ianira De Ninno
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Come diceva mia nonna la risposta a tutte le domande si trova in cucina. Anche per i Mauve, alter ego musicale di Carlo Tosi, Alberto Corsi ed Elda Belfanti, che dopo un primo Ep del 2005, accolto con entusiasmo nella scena underground, pubblicano un disco incredibilmente interessante.
Indie, rock, (brit) pop, noise, la letteratura di Cesare Pavese, le Langhe, Edimburgo, tutte queste influenze mescolate ed armonizzate compongono le 11 songs di Kitchen love, dalle melanconiche Fake Youth e Never Regret, alle eteree Electronic Scales e Jaguar, we have to go, che ricordano le sonoritŕ di Spiritualized e Verve ma con un'atmosfera sognante in stile Bjork e sarete ancora lontani dall'immaginare un disco che per immaginare e' la colonna sonora perfetta.
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29/07/2008
Storia della musica
"Kitchen Love"
di: Alessandro Pascale
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E quando meno te l’aspetti trovi che risposte importanti per l’evoluzione del post-rock possono arrivare anche da casa nostra. E sono risposte consistenti, non c’č che dire. Non salvifiche come l’ultimo disco degli A Silver Mt. Zion ma sicuramente efficaci sulla scia degli ultimi dischi di Giardini di Miro' e Mogwai.
Si parla dei Mauve, trio piemontese all’esordio sulla lunga distanza con questo Kitchen love che impressiona per freschezza e varieta' compositiva. Niente di rivoluzionario sia chiaro, ma a modo loro i Mauve sviluppano una piccola intrigante idea: fondere l’attitudine canzoniera indie-rock con sonorita' post-rock piu' o meno classiche, avventurandosi per giunta in maniera avvincente in territori impervi come il noise, una psichedelia spaziale e un leggero math-rock.
La partenza č affidata a 88, rock votato a ritmi ballabili dalle chitarre fragranti che riporta alla mente gli energici vortici dei primissimi Six by Seven. Jaguar, we have to go e' invece una ballata morbida condita di accelerazioni e progressioni psichedeliche poderose. Di fatto e' l’incontro perfetto tra l’indie-pop e un post-rock particolarmente visionario.
L’influenza dei Giardini di Miro' e' abbastanza consistente, come dimostra anche l’intimistica Last B., tuttavia non mancano altri referenti importanti come i Sonic Youth che si ritrovano in formato soft nelle fughe di Santiago e nel formato piu' classico (periodo Goo) in Canterbury, dove sembra davvero materializzarsi la figura di Thurston Moore.
E’ un noise sottile ed elegante quello che affianca le progressioni post-rock nel morbido pop etereo di Fake Youth (only silence). Sono momenti leggeri davvero intensi (cosi' come la tenera Electronic scales) che vanno a equilibrare ottimamente i deliziosi rimandi di un post-rock prezioso: cosě la parodica (per il titolo sbeffeggiante i Mogwai) Edimburgo Mega-panda viaggia impeccabilmente tra Slint, e Explosions in the Sky, mentre il delizioso strumentale Sean Connery barcolla tra noise e ritmi scanzonati alla Clap Your Hands Say Yeah!.
Peccato forse per Never regret, momento semi-acustico che parte in maniera delicata per poi partire con piglio deciso in una progressione che promette sfracelli ma che si spegne sul nascere. D’altronde e' anche questo un modo per aggiornare le regole del post-rock e per stupire l’ascoltatore, evitando di ricadere nelle risacche del genere: prolissita' e prevedibilita'.
E d’altronde non gli si puo' proprio dire niente ai tre ragazzi quando un attimo dopo parte Butter e si rimane avvolti da una squisita psichedelia tipicamente 70s. Il post-rock si tramuta in space-rock acido, allucinato e cinetico con una accelerazione alla batteria di Elda Benfanti davvero notevole. Si chiude cosi', in bilico tra mostri sacri anglo-sassoni (Pink Floyd, Hawkwind) in vacanza nelle accoglienti terre kraute (Ash Ra Tempel, Amon Duul 2) alla ricerca di una psichedelia ormai (quasi del tutto) perduta.
E si rimane con l’impressione che Kitchen love sia un lavoro davvero notevole e meritevole di attenzione. Nonche' decisamente sopra la media (italiana e non).
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24/07/2008
Beautiful Freaks
"Kitchen Love"
di: Manuela Contino
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Cesare Pavese, Edimburgo, Santiago, Canterbury, Jaguar: sono solo alcuni degli ingredienti che i Mauve conservano nei contenitori riposti sulle mensole e negli scaffali della loro ideale cucina. Una serie di ingredienti, che mescolati fra loro potrebbero rivelarci la ricetta per approdare all’amore(?) Questo non ce la sentiamo di affermarlo con sicurezza, ma di certo possiamo parlarvi del gusto che ha questo album. Ha il gusto di sapori genuini e seducenti, malinconici e scanzonati, ispirati ed impalpabili. Un disco uscito con la Canebagnato records molto curato a partire dal packaging, che prende vita in un luogo solitario, dove dal silenzio nascono suoni e sensazioni. Uno spazio espressivo dove un languido rock strumentale, crea atmosfere dilatate, liberatorie e sospese. Uno spazio nel quale si sperimentano nuovi linguaggi, che vanno a chiudere la frattura tra le emozioni di oggi ed i ricordi di ieri. Quando la sostanza supera la voglia di lasciarsi andare a facili entusiasmi. Kitchen Love: un nuovo, corposo passo avanti per la storia musicale dei Mauve.
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18/07/2008
Rockline
"Kitchen Love"
di: Edoardo Baldini
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Il terzetto riunito sotto il moniker di Mauve e' sicuramente cresciuto dall’ultima pubblicazione Sweet Noise On The Sofa (ep) del 2007 perche', giunto al debutto discografico con il primo full-length, Kitchen Love, il gruppo si dimostra piu' maturo e consapevole del proprio genere musicale.
Rinforzate infatti le solide basi Indie, i Mauve danno vita ad undici tracce che si mostrano come la naturale evoluzione del sound del precedente mini cd, arricchite da sapori Noise e Post Rock di notevole effetto.
Il timbro si e' fatto piu' incisivo rispetto alle distese atmosfere passate e questo rappresenta un elemento positivo, che rafforza la forma delle canzoni, garantendo una struttura piu' convincente.
Si inizia il viaggio in Kitchen Love con 88, breve introduzione carica di distorsioni e di aloni allucinati, a tratti non dissimili da certe reminescenze No Wave americane, ma e' con la seconda Jaguar, We Have To Go che ci si puo' accostare ai Mauve piu' meditativi e ricercati, immersi in surreali contrasti cromatici.
Tralasciando la canonica e non esaltante Santiago, si giunge al capitolo piu' interessante di Kitchen Love, ovvero Electronic Scales, che ripercorre da vicino gli splendidi fraseggi dei danesi Raveonettes e che sa stregare l’ascoltatore con il suo onirico intreccio vocale.
Altrettanto degna di nota e' Sean Connery, con il suo incedere Post Rock che incalza e con i dialoghi suadenti della chitarra.
I Mauve costruiscono ottime aperture melodiche che trasportano lontano verso i meandri della musica d’oltreoceano (Explosions In The Sky), ma tale qualitŕa' di composizione purtroppo non rimane inalterata durante l’intero Kitchen Love: Never Regret e' infatti un brano ordinario ed insapore, che vanifica lo sperimentalismo precedente, pur introducendo una certa varieta' interna al disco.
Tuttavia e' apprezzabile lo sforzo profuso dal terzetto piemontese per discostarsi da cio' che era stato proposto prima della stesura di questo esordio discografico, dotato anche di una veste grafica originale e gradevole.
Si consiglia pertanto l’ascolto di Kitchen Love a chi desideri scoprire una promettente realta' Indie del nostro Paese che, traendo ispirazione dalle grandi scene Post e Noise americana, sta cercando di emergere in una dimensione propria con i primi mini tour e le prime fatiche discografiche. Un plauso va inoltre alla Canebagnato Records, etichetta indipendente che sta garantendo una possibilita' ad artisti del panorama Indie e Folk italiano, spesso valido e troppo trascurato.
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15/07/2008
Music Boom
"Kitchen Love"
di: Mattia Bergamini
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Madame Bovary vs. il Mega-Panda
Eh si', i ragazzi di Verbania sono cresciuti, e seguendo un percorso che solo in parte poteva essere previsto. L'EP d'esordio - Sweet Noise On The Sofa - peraltro faceva gia' ben sperare, trovando una propria peculiare via "pop" alle ascendenze post-rock, certo una via gia' battuta da altri ma che nel caso del terzetto piemontese trasfigurava la noia (tema ampiamente battuto nel genere) in una sorta di pigrizia indifferente e creativa, che creava immagini d'una borghesia in declino intenta a ripensarsi in un B-movie horror degli anni '50, come se i personaggi ottocenteschi che fanno capolino dal libretto di questo Kitchen Love si fossero trovati alle prese con uomini melma, una sorta di incrocio tra Moravia e i viaggi in acido di Hunter S. Thompson, tra gli indugi di Antonioni e le trovate sulfuree di Gregg Araki, tra Mogwai e Yuppie Flu.
Insomma, una paranoia soft che ora prende una piega piu' pop e low-fi, meno legata a certi "miti impossibili" e piu' svagatamente sincera. Vengono ora alla mente i padri depressi della creativita' a dimensione domestica (Low, Cure, Piano Magic), e le poche critiche che possono essere avanzate riguardano una pronuncia inglese talvolta non impeccabile che rischia di trasformare i testi in declamazioni poco partecipate, ma rischia anche di essere una critica davvero provinciale (nessuno ha mai criticato le escursioni in lingue straniere dei gruppi anglofoni), e tra l'altro proprio questa scarsa partecipazione ai testi, come se Carlo ed Elda cantassero l'elenco del telefono e le parole fossero svuotate di ogni significato, puo' essere una delle chiavi di lettura vincenti del disco. Quando si attengono a questa indolenza (evitando l'abbraccio letale dell'indie ammiccante e giovanilistico che imbizzarrito li disarciona nell'esordio sviante del disco, 88), allora i tre dimostrano di avere una marcia in piu'. Č proprio in questo caso che la Madame Bovary che s'affaccia da una tazza da te' in copertina (omaggio ai Fiery Furnaces?) trova una zattera sulla quale mandare alla deriva la propria sconfinata angoscia esistenziale. Le divagazioni strumentali sconfinano in territori di puro sogno (la scampagnata dream-pop di Edimburgo Mega-Panda che evoca mostri innocui ma sottilmente inquietanti, la splendida cavalcata interstellare di Sean Connery), gli interventi vocali di Elda donano ai pezzi un disincanto che fa sě che i tormenti piu' indicibili (quelli che tormentano le notti degli Xiu Xiu) si trasformino in fantocci colorati, un Jurassic Park alla fine delle riprese. In Butter, per esempio, Elda gioca a fare la Maria Schneider che in un finale in stile Lesbians On Ecstasy appella l'ipotetico Marlon Brando "amorino pacioccone" ("chubby cherub", tra l'altro nome d'uno dei peggiori videogame mai prodotti per Nintendo). La ballad "spezzata" Last B chiude un disco nel quale i Mauve - Alberto Corsi (chitarre e aggeggi vari, tra cui citiamo il curioso thingamagoop), Carlo Tosi (chitarra, basso, voce) e Elda Belfanti (batteria, samples, voce) - dichiarano tutto il proprio amore per le atmosfere aeree, gli squarci noise, i sentimenti "minimi".
A distinguerli nel panorama nazionale da gruppi affini če' l'ironia dell'approccio, la leggerezza che dissimula profonditŕ inaspettate.
L'impressione che rimane mentre il disco si spegne e' che il terzetto nasconda in qualche cascina - e nelle loro menti – un intero zoo di mostriciattoli parecchio affamati, e che se vorra' lasciarli liberi (e non tenerli tutti per se') potrebbe far la gioia di noi sadici malinconici.
Co-prodotti, registrati e missati da Christian Alati (Cods, Don Quiból, Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo), garanzia di qualita' e di un ricamo sonoro impeccabile. Confezione ben curata (comprendente libretto con tutti i testi, e l'immagine sfocata di Cesare Pavese, tanto per tornare ai fantasmi letterari), il tutto come da tradizione Canebagnato.
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13/07/2008
Estatica
"Kitchen Love"
di: Fabrizio Pucci
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Mauve sono un trio piemontese, che approda alla loro prima prova completa, dopo l'ep Sweet noise on the sofa del 2007.
Il lavoro e' stato registrato in due settimane in una cascina delle langhe e questo ha senz'altro influenzato positivamente l'esito delle registrazioni.
I Mauve cantano in inglese e potrebbero benissimo essere scambiati per un gruppo straniero, se non si leggessero le note biografiche.
Fin dal primo brano spicca l'energia, la positivita', la capacita' di fare, attuata tramite un rock moderno, spruzzato di pop quanto basta per renderlo orecchiabile fin dal primo ascolto. Una miscela a cui in questi anni si da' il nome di indie rock, ma le sigle in questo caso contano poco.
I Mauve non corrono neanche lontanamente il rischio di annoiare durante l'ascolto del cd, perche' alternano dolcezza e vigorosita', brani cantati da voce maschile e femminile, brani cantati e strumentali.
Deliziosa Santiago con la sua sensualita' alla Placebo, vellutate Electronic scales (nel cantato di Elda la pacatezza di Nico) e Fake Youth (Only Silence).
Nelle strumentali Edimburgo Mega-Panda e Sean Connery troviamo echi di Pixies.
Come non apprezzare poi la dolce Butter, con la coda leggermente noise del finale.
Ma e' nell'insieme e nell'ottimo livello di ciascun brano, che il lavoro trova la sua forza. Un gran bel disco, complimenti!
Ottima confezione, come d'abitudine per Canebagnato Records, in cartone apribile che ricorda i dischi apribili in vinile. Grafica raffinata con artwork di Caterina Pinto e foto di Andrea Morisetti.
Da comprare, ascoltare e conservare.
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06/07/2008
Saltinaria
"Kitchen Love"
di: Federica Chicchinelli
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Dopo i buoni riscontri ottenuti con l’EP Sweet Noise On The Sofa del 2007 torna il trio piemontese dei Mauve con Kitchen Love un album nuovo in continuo scambio di ritmo, suoni e atmosfera.
Voto: 8/10
11 tracce di pure indie rock con la quale i Mauve si rimettono in gioco decidendo di lavorare con vari generi (strumentale, rock, pop).
Durante l’ascolto del cd l’imprevedibilita' dei suoni e' la prima cosa che viene in mente, e che stupisce: si passa dalla carica elettrica della prima 8 ai toni piu' calmi e rasserenanti come quelli di Electronic Scales. Ma Kitchen Love e' anche un disco sofisticato ricco di citazioni letterarie come Last b, l’ultima della tracklist, ispirata a Cesare Pavese.
Registrato in due settimane in un isolata cascina delle Langhe e' un cd da non perdere destinato a soddisfare il pubblico piu' giovane, ma che non esclude dall’ ascolto anche le orecchie un po’ piu' esigenti. Non escludetevi la possibilitŕ di ascoltare i Mauve dal vivo.
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06/07/2008
Freak Out
"Kitchen Love"
di: Guido Gambacorta
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Decisivi passi in avanti per i piemontesi Mauve, dei quali avevamo giŕ recensito l’ep d’esordio Sweet noise on the sofa denunciando in quell’occasione la massiccia influenza di Mogwai e Sonic Youth, ma apprezzando pure le potenzialitŕa' pop di un pezzo come Autumn leaves. E se effettivamente certi debiti di riconoscenza restano tuttora evidenti (i Mogwai in Edimburgo Mega-Panda, i Sonic Youth in Canterbury), si registra una maggiore personalita' a livello compositivo, spesso prediligendo proprio quel taglio popadelico che gia' un anno fa ci sembrava l’arma in piu' del trio di Verbania. E la sequenza iniziale di Kitchen love risulta davvero convincente: la scia di chitarre e voce incalzata dalla batteria in 88, l’andatura prima svogliata e poi sempre piu' decisa di Jaguar, we have to go, una Santiago leggera leggera anche la' dove lancia l’ennesima impennata chitarristica, una Electronic scales collocata a meta' strada tra glitch-pop di casa Morr Music e svenevolezze Belle and Sebastian.
Un po’ in calando la seconda parte del disco, e certo i Mauve sono ancora alla ricerca di una compiuta identita', a volte persi dietro inutili gingilli post-rock (Butter), a volte troppo concentrati su canzoni neo-folk tutto sommato piuttosto insipide (Last B). Ma nella proposta musicale di Alberto, Elda e Carlo e' comunque ben avvertibile una ricca dose di entusiasmo, il che ci sembra la miglior benzina possibile nel serbatoio creativo della band.
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03/07/2008
Sandszine
"Kitchen Love"
di: Matteo Uggeri
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Si spostano dal salotto alla cucina i piemontesi Mauve, ma e' come se facessero un kilometro in termini di scarto: il precedente Sweet Noise on the Sofa (che sia lo stesso sotto il quale si nascondono i fiori di Orsi e Becuzzi – e questa chi la capisce prende un premio…) peccava di poca originalita' ed eccessiva dipendenza da modelli post-rock dichiarati e di una (auto)produzione mediocre. L’attacco di 88 ci fa capire in poco piu' di due minuti come il post-punk dei primi ’80 abbia ora fatto l’ingresso nelle ritmiche, accompagnato per mano dall’attenta promozione di Christian Alati, il cui lavoro, come si suol dire si sente.
Se riesco a mettere da parte la voce, troppo in evidenza (ci tornero' dopo), mi lascio trascinare dalle musiche di questo combo a formazione classica: basso, chitarra, voce, batteria, ma arrichito con altri strumenti, dal glockenspiel al violino. Quando appunto sulla voce cala un riverbero e si abbassa il volume, come nel bellissimo ritornello di Jaguar, We Have to Go, ci si lascia molto volentieri rapire da un pathos che rimanda a b>Editors ed Interpol, sebbene di matrice piu' variata e quindi piu' vicina al rock classico e meno alla new wave.
Piu' avanti subentrano voci femminili e chitarre piu' dolci, roba da far venire in mente Field Mice e Sarah records, filastrocche elettriche e sognanti in punta di chitarra con drumming ed elettronica finali: e' l’ottima Electronic Scales, cui seguono il bel criptico strumentale a la Placebo di Edimburgo Mega-Panda e la dimenticabile ballata di Fake Youth. Ritorno in piena new wave strumentale tirata con Sean Connery ed ancora Sarah Records e un po’ Cure con i pezzi seguenti fino alle conclusive Butter (che immagino avere un’ottima resa live con il suo finale intenso e in crescendo quasi noise) e Last B., altra ballata piuttosto dispensabile. Come avrete capito, il disco e' variato e presenta pezzi molto buoni (in genere i piu' tesi) ed altri meno (i ‘lenti’), ma nel complesso supera brillantemente la prova; merito in parte della produzione di Christian Alati (gia' collaboratore di Ielasi e co-fondatore dei mitici Cods e ora dei Don Quibol), ma anche di una evidente crescita dei Mauve stessi, cui consiglio solo di rivedere l’uso e la preponderanza della voce in certi pezzi (questione di gusti miei forse) e cui auguro il futuro luminoso e ricco di soddisfazioni che desiderano.
Nota di merito per le grafiche superlative di Cane Bagnato ad opera di Hellcat, che tra questo ed altri CD meriterebbero forse gia' il premio di artwork dell’anno.
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02/07/2008
Rockit
"Kitchen Love"
di: Manfredi Lamartina
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Kitchen Love dei Mauve e' un discreto lavoro indie rock. Gioca con gli effetti delle chitarre con piglio shoegaze e il risultato non sa di muffa stantia ma ha gusto nel dosare armonie, dissonanze e inserti rumoristi. Emblematica č la seconda canzone della scaletta,Jaguar, We Have To Go, probabilmente il pezzo piu' incisivo e visionario della raccolta: un'altalena psichedelica che naviga tra arpeggi liquidi, (s)cambi di ritmo, strofe che si fingono ritornelli e brevi esplosioni in distorsione a saturare le valvole degli ampli. Poi c'e' Santiago, una versione crepuscolare e in riverbero del rock'n'roll on the road dei Lemonheads. E ancora la ninna nanna sospesa di Electronic Scales, lo struggimento da manuale della ballata Fake Youth e la chiusura soffusa di Last B. I Mauve scrivono un buon disco dotato di una certa varieta' stilistica. Cio' che non convince e' la voce di Carlo Tosi, colpa di un timbro poco duttile abbinato ad una non memorabile creativita' nella scelta delle linee vocali.
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25/06/2008
Velvet Goldmine
"Kitchen Love"
di: Hank
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Questo e' il vero debutto dei Mauve, dopo l'ep Sweet Noise On The Sofa, e dove si puo' parlare in tranquillita' e con piacere di qualcosa? In cucina, che domande.
Gia' avevamo sentito, grazie alla compilation della Canebagnato Records, il dolce ipnotismo di Electronic Scales e ci eravamo chiesti se qualcosa era cambiato; il post rock e' rimasto (vedi la risposta dei nostri ai Mogwai con la canzone/citazione Edimburgo Mega-Panda) ma c'e' di piu': cavalcate che ricordano i Labradford (88), ballate gentili (Santiago) e delicati sgambetti finali (Butter).
Ovviamente nella propria cucina uno ci puo' trovare qualsiasi cosa, l'importante e' saper scegliere per poter creare qualcosa che soddisfi; c'e' persino Cesare Pavese (Last B.) come digestivo. Ora bisogna crederci fino in fondo ed andare avanti con un fagotto ridotto perché Kitchen Love e' davvero ricco di buoni propositi e di coraggio.
Mauve, se posso darvi un consiglio ripetendomi di nuovo, non andate alla ricerca di tanti ingredienti, a voi ne bastano pochi ma ben dosati.
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24/06/2008
Music Map
"Kitchen Love"
di: Alberto Gola
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Sembra fuoriuscire dalla brughiera irlandese l’ultimo lavoro dei Mauve, gruppo nato nel 2005 e prodotto dalla piccola etichetta indipendente Canebagnato Records. La nostra musica si puo' definire un 4/4 lentissimo: cosě affermava Roger Waters molti decenni fa, e pare che l’aura floydiana abbia ispirato molti passaggi strumentali della band piemontese, in bilico tra una psichedelia allucinata e un post-rock glaciale. Gli stessi titoli dei brani dimostrano l’ambizione intellettuale dei Mauve di ispirarsi a suggestioni visive (Electronic scales, Edimburgo mega-panda, Canterbury), e soprattutto di realizzare un album che ricerchi l’atmosfera piu' che la melodia, pescando a piene mani (ma con disinvoltura) nell’immaginario musicale anglosassone. I brani strumentali sono probabilmente quelli che esemplificano meglio il sound della band, sommesso, nervoso e molto effettistico; digressioni psichedeliche e atmosfera rarefatta. L’album dei Mauve non e' certamente facile; raccogliendo varie influenze stilistiche, dai gia' citati Pink Floyd all’indie-rock piu' recente e fresco, e' un lavoro che si presta ad un ascolto unitario. E' ideato piu' come un concept album che come una raccolta di canzoni. Talvolta puňo' risultare leggermente monocorde; ma e' proprio questo l’intento della band, quello di rinunciare all’orecchiabilita' dei singoli pezzi per esprimere il proprio personale universo musicale, onirico e surreale. I brani sono cantati sia da Carlo Tosi che da Elda Bonfanti; lo stile canoro distante e un po’ freddino di entrambe le voci si adatta bene al clima generale dell’album. Kitchen Love non e' un disco da ascoltare sotto l’ombrellone o ad un ritrovo con amici; le ambizioni della band non sono da poco, e c’e' da dire che i passaggi piu' semplici sono a volte meglio riusciti e piu' scorrevoli. Mancano sicuramente pezzi in grado di spezzare la tensione dell’album; ma e' degno di nota il bagaglio musicale che i Mauve fanno proprio e cercano di esprimere secondo il loro peculiare stile.
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23/06/2008
Smemoranda
"Kitchen Love"
di: L'Alligatore
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A colpirti subito e' l’eleganza tipica della label milanese, con quello splendido cartonato: una donna dai capelli rossi persa nei suoi pensieri dentro un’enorme tazzina da caffe' (o forse č il contrario? Una normale tazzina da caffe' con dentro una donna dai capelli rossi rimpicciolita che pensa come tornare grande?). Poi, apri la confezione, vedi il libretto interno altrettanto bello e finalmente ascolti i suoni. Suoni liquidi e sognanti, con staffilate noise da risvegliare i morti.
Si va dalla ritmica da impazzire (vero sbatticoda per i miei gusti) di Santiago all'inebriante, rilassate, giocattolosa Electronic Scales, si cita il loro attore mito Sean Connery con l’omonima strumentale cavalcata lisergica e si ricorda il poeta maledetto Cesare Pavese nella conclusiva Last B., ci si diverte con Butter e si sale in alto con Canterbury.
A tratti lento e riflessivo, a tratti ironico e intrigante, l’allegro terzetto di Verbania si rivela un abile costruttore di vere e proprie pop-song per i nostri giorni. La brezza del lago li rende malinconici e allo stesso tempo frizzanti. Spero si mantengano cosě per i prossimi trent’anni…
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19/06/2008
Genovatune
"Kitchen Love"
di: Matteo Pellissero
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Dischetto decisamente interessante quello dei Mauve, terzetto di Verbania che dopo un ottimo EP – entrato nel roster della Canebagnato Records – da' alle stampe questo Kitchen Love, 11 tracce di goduriosissimo indie-rock che fara' felici sia i palati dei ragazzetti con smania da indirocher sia le orecchie un po' piu' severe e assennate.
Citare un' influenza piu' marcata di altre diventa cosa alquanto ardua; si trovano disseminati qua e la' mille e mille richiami alle migliori bands degli ultimi 2-3 anni, e non solo: ad ogni ascolto si recupera qualcosa…Belle And Sebastien, Yuppie Flu, Radiohead folgorati sulla via di Damasco fra The Bends e OK Computer (soprattutto nell’uso parco e misurato dell'orpelleria elettronica), post-rock strumentale a' la Mogwai e compagnia andante…eppure, riescono ad essere dannatamente personali e convincenti.
In alcuni momenti piu' tranquilli, dove sono soffici arpeggi a dettare la linea, o in un pezzo fantastico come Canterbury, mi hanno addirittura riportato alla mente quel fantastico miracolo che si chiama Yo La Tengo.
Assolutamente straconsigliati e cercateli dal vivo perche' promettono di essere sensazionali e devastanti come solo le grandi bands sanno essere.
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17/06/2008
KdCobain
"Kitchen Love"
di: Nicolo'
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E' un disco dal sapore fiabesco quello del trio piemontese che si cela dietro il nome Mauve. Un indie-rock ricco di contaminazioni, dall'elettronica di Santiago ai suoni distorti di Electronic Scales, per non lasciare inesplorati neanche gli orizzonti rumoristici con 88. La psichedelia di Never Regret e Canterbury dona un tocco di malinconia con un songwriting estremamente evocativo. Giocare con i generi e le sperimentazioni sembra pane quotidiano per i Mauve, che offrono una gamma di suoni davvero variegata.
Kitchen Love e' un disco sofisticato ricco di citazioni letterarie rimarcate anche da una scelta stilistica di alto livello. L'esordio full lenght dei Mauve offre una gamma di sensazioni diverse come la vita raccontata nei testi, dove l'apparente quiete nasconde un mondo fatto di altri scenari, interiori, privati, tutti da scoprire con la colonna sonora perfetta scandita dalle note di Kitchen Love.
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16/06/2008
Ondalternativa
"Kitchen Love"
di: Agny
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Kitchen Love e' un piccolo capolavoro! Piu' lo ascolto, piu' ne sono convinta.
Mauve, giovane trio piemontese, ha creato delle atmosfere oniriche, che portano l'ascoltatore a compiere un viaggio lungo poco piu' di 40 minuti in un mondo surreale.
Si parte con la musica elettronica di 88, per poi passare all’eleganza di Jaguar, We Have To Go, brano che inizia silenziosamente per portarci in un crescendo di emozioni. E' il turno di Santiago ed Electronic Scales con la loro grinta e le loro ritmiche piu' serrate, un'ottima miscela di suoni elettronici e di riff piu' vicini al post-rock di band come Mogway e Sonic Youth.
Si procede con un pezzo strumentale Edimburgo Mega-Panda che sembra quasi formare tutt'uno con Fake Youth (Only Silence) forse il pezzo piu' evocativo dell'intero disco; ed ancora Sean Connery, Canterbury e Never Regret (il brano piů ‘rock’) con la loro carica malinconica e i loro richiami alla psichedelia.
La chiusura di Kitchen Love e' affidata alla estraniante e delirante Butter ed alla poetica Last B., ispirata a Cesare Pavese.
Un disco vario, in cui tutti i brani, dai testi rigorosamente in inglese, evocano sensazioni forti e, a tratti, contrastanti.
Un disco fresco ed accattivante, maturo (pur essendo un disco d'esordio), coadiuvato da un packaging delizioso ed elegante, che richiama perfettamente le sonorita' della band.
Promossi tutti a pieni voti, insomma, con la speranza che questa piccola perla abbia presto una degna compagnia.
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12/06/2008
Rocklab
"Kitchen Love"
di: Daniele Guasco
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Il secondo lavoro dei piemontesi Mauve aumenta, e anche di tanto, le ottime impressioni suscitate dall'ep d'esordio dell'anno scorso. Spostandosi dal divano alla cucina con questo Kitchen love, la band semina qualsiasi inseguitore a caccia di definizioni per la loro musica andando a comporre un disco imprevedibile e vario nei continui cambi di registro.
Ricercando la sintesi si puo' dire che i Mauve arrivano a proporre un ottimo pop-rock capace sia nei momenti piu' elettrici che non di preservare quella elegante semplicita' che caratterizzava il loro lavoro precedente; l'ascoltatore si trova cosi' a spostarsi con agilita' tra ballate energiche (Jaguar, we have to go), momenti di calma candida e ipnotica (Electronic scales) senza rinunciare a brani strumentali conditi da ottimi spunti (l'ottima Edimburgo mega-panda dal parodistico titolo).
Nel marasma dell'attuale panorama musicale indipendente italiano i Mauve si rivelano quindi come una delle proposte piu' fresche e piacevoli da scoprire ed ascoltare nella loro leggerezza, apprezzando le loro ottime capacita' nell'imbastire brani mai banali senza adeguarsi ad un unico tipo di sonorita'.
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11/06/2008
Losing Today
"Kitchen Love"
di: Roberto Mandorlini
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Dopo un ottimo biglietto di presentazione – l'EP Sweet Noise On The Sofa - Kitchen Love e' la prova che i Mauve sono una delle migliori realta' dell'indie rock italico. La grammatica utilizzata dal terzetto piemontese e' quella coniata a cavallo tra '80 e '90 da gruppi come Pixies e Pavement: un suono ruvido e melodico allo stesso tempo, sempre teso eppure romantico. Bravi i Mauve a saper aggiornare il vocabolario con incursioni in territori limitrofi al post-rock (quello esplosivo e sognante dei Mogwai). Su Kitchen Love Alberto Corsi (chitarre), Carlo Tosi (baso, voce) e Elda Bonfanti (batteria, voce) hanno raccolto undici canzoni che messe in fila non superano i tre quarti d'ora di durata. Brani nati su veloci accordi di chitarra elettrica e animati da voci a volte sghembe a volte quasi sussurrate che si incollano alla corteccia celebrale fin dal primo ascolto.
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10/06/2008WolverNight,
"Kitchen Love"
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AMORI PSICHEDELICI IN CUCINA
Il disco nuovo dei Mauve Kitchen Love, e' un disco che puo' far
discutere gli appassionati di rock della nostra provincia. Per prima
cosa il gruppo sembra uno tra quelli predestinati, qualcuno potra' dire
paraculati ma io a queste storie credo fino ad un certo punto. Le
tante recensioni mediamente buone che Sweet Noise On The Sofa , il
mini d'esordio del 2007, ha ottenuto, hanno infatti sorpreso i molti
addetti ai lavori della zona. In secondo luogo, e da non
sottovalutare, l'artwork dell'album e' un qualcosa che mai nessun gruppo
della zona ha proposto. Piaccia o meno sara' un livello con cui
misurarsi d'ora in poi. Qualcuno obbiettera', che si pero' loro hanno
dietro la Cane Bagnato Records, un'etichetta milanese che cura in
maniera maniacale la produzione dei dischi confezionandoli
familiarmente, quasi a mano. E qui arriviamo al terzo punto, quello
piu' importante, se i Mauve hanno un'etichetta che punta su di loro
vorra' anche dire che la loro proposta e' di un certo livello. In effetti
la musica di questo trio Alberto Corsi (chitarra), Carlo Tosi
(Chitarra, Basso e Voce), Elda Belfanti (Batteria), un indie pop molto
psichedelico, venato di effetti e artifizi vari, sufficientemente colto
e raffinato, e' merce ricercata e speciale. Da queste parti poi, se
vogliamo essere sinceri, e' cosa rarissima.
Kitchen Love puo' testimoniare la nascita di qualcosa di importante,
molto evoluto rispetto al mini d'esordio dove si giocava piu' o meno
seriamente con il post-rock, e' un disco che fa dei Mauve un gruppo
che ha una meta e ne fissa le tappe per raggiungerla. Forgiato da un
trittico iniziale valido, che ha in 88 e Santiago le pop song, in
Jaguar, We Have To go la canzone affascinante che muore in un
turbinio di chitarre, che fa ascoltare cose interessanti anche nelle
evoluzioni in crescendo dello strumentale Edimburgo Mega-Panda, nelle
sperimentazioni della candida Butter, nell'esoterismo marcato della
conclusiva Last B e nel pop sbarazzino e un po' deviante di
Canterbury. Nella norma invece il resto, o un po' sotto a dir la
veritŕ, lo strumentale Sean Connery e le leggere Fake Youth (Only
Silence) e Never Regret.
Ecco forse al disco mancano due o tre pezzi che trascinano tutti gli
altri, pero' e' una raccolta compatta e lineare che parte con uno suono e
finisce nella stessa maniera, ma di piu', in una maniera sensata. E
questo per, fondamentalmente, un disco d'esordio non č poco. Non ci si
aspettava dai Mauve il disco dell'anno, e personalmente č giŕ cosa
gradita questo, di sicuro in futuro ci auguriamo il colpo del k.o..
Comunque bravi.
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27/05/2008
Audiodrome
"Kitchen Love"
di: Gaimpaolo Cristofaro
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I Mauve cambiano pelle. In quest'esordio sul lungo percorso del cd le correnti soniche eteree e sognanti dell'ep Sweet Noise On The Sofa si concretizzano e si fanno piů terrene, innervando una forma canzone piů tangibile e che sfiora generi diversi.
Indie-rock punteggiato da intuizioni pop adagiate in un mondo surreale e a tratti ironico, ma dai connotati tra l’inquietante e il consolatorio. Condotti in studio da Christian Alati, i Mauve sono sempre Alberto Corsi, Carlo Tosi ed Elda Belfante, cosi' come e' sempre la solerte CaneBagnato Rercords a dar spazio alla loro creativita'. Incursioni wave/elettroniche ossessive in 88, mentre liquidita' chitarristiche post-rock - ben impresse nel background del trio di Verbania - in Jaguar, We Have To Go si impossesseranno del resto del disco, ora piu' levigate ora piu' spigolose. Scoppiettante Santiago, malinconica di arpeggi carezzevoli Electronic Scales cantata da Elda, Edimburgo Mega-Panda prende in giro - almeno per quanto riguarda il titolo – la Glasgow Mega-Snake dei Mogwai di Mr.Beast. Sospesa in nuvole di melodia che magnificano il silenzio di un'epifania d’amore Fake Youth (Only Silence), puro indie-rock Canterbury, delizioso lo stop 'n go che caratterizza Never Regret. Per Butter torna Elda al microfono e folate noise ricoprono di gomma anestetica la sua voce, mentre per Last B. e' dichiarata l'ispirazione a Cesare Pavese.
Neve che scende placida e riscalda piu' di quanto possa farlo un sole di piena estate e' l’immagine che lascia dentro Kitchen Love. Oltre alla sensazione che un nuovo gruppo utile” alla causa musicale italiana stia prendendo sempre piu' coscienza delle proprie capacita'.
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18/05/2008
Extra Music Magazine
"Kitchen Love"
di: Ilaria Rebecchi
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Kitchen Love e' il primo accattivante album dei Mauve, band piemontese dalle sonorita' elettronicamente originali e sapientemente fuse al rock. Registrato e mixato tra la Cascina Langa (Alessandria) e il Codhouse Studio, da Christian Alati, questo esordio discografico rivela ritmi vivaci a al contempo innovativi. E' tutta una scoperta ascoltare questo album, e, di conseguenza la band stessa, intrigante novita' nel mercato italiano. Si parte con 88, fortemente rumoreggiante e sperimentale, per poi procedere con Jaguar, We Have To Go, brano dall'esordio silenzioso che poi esplode di carica emotiva in un finale sfavillante, ed ancora Santiago, grintosa alchimia di ritmi tra l'elettronica e il piu' moderno stile alternativo, ed Electronic Scales, forte di distorsioni e ritmiche serrate che bloccano quella tranquillita' apparente che e' il quadro perfetto dello stesso stile della band. Ed ancora Edimburgo Mega-Panda estrosa, artistica, Fake Youth (Only Silence) e Sean Connery, al cui ascolto sembrano nascere fantasiose immagini evocative e razionalmente folli, Canterbury e Never Regret, potenti e malinconiche, soavemente celestiali nella forma ma dall'incedere a tratti psichedelico. Butter e Last B., in chiusura di tracklist, sembrano essere l'una l'antitesi dell'altra, la prima delirante e pazzesca, l'ultima poetica e sdolcinata, ispirata a Cesare Pavese. Perfetto mix tra parole e suoni, voli pindarici dal fascino fiabesco e letterario, sonorita' a cavallo tra il pop, il glam, il rock sperimentale e l'elettronica, di cui la band fa una magistrale lezione di stile in quanto a stupore prodotto. Kitchen Love e' un album da ascoltare tutto d'un fiato, anche se non semplicissimo, di cui colpiscono le pochissime pause a sottolineare la costanza sonora cosi' creata, le atmosfere oniriche e sognanti, quasi eteree, i dialoghi sospirati nei testi evanescenti ed efficaci insieme, in cui voce maschile e femminile paiono fondersi in un amalgama che e' un tutt'uno con la musica stessa. Vivacita' espressiva e originalita' compositiva si mescolano per creare un morbido pezzo d'arte contemporanea, a tratti trasparente a tratti oscuro e magico, in cui l'ipnotismo ne esce sovrano tra registri e ambientazioni diverse. Tra il noise e l'alternative, senza competizioni ne' eccessive distorsioni. Un gran bel lavoro moderno, malinconico, sognante e misterioso, impalpabile ma folle.
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16/05/2008
Rockambula
"Kitchen Love"
di: Riccardo Merolli
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Era gia' stato un piacere recensire i Mauve, ho la soddisfazione di provare ancora la stessa goduria. Sonici come sempre, vibrazioni incontrollate a stabilire soffici atmosfere. E' quello che sento quando ascolto il loro nuovo lavoro Kitchen Love. Il risveglio dei sensi, infinite ed assaporabili percezioni mi rendono vulnerabile. Non cerco di meglio e rimango toccato dall'ascolto, fuori e' bel tempo. Una voce maschile si alterna ad una femminile, Thurston Moore chiama Kim Gordon, le chitarre viaggiano solitarie e lasciano spazio all'immaginazione. Un sound tutto americano, post rock a tratti, elaborato quanto basta per non dare noie. Incontrollabile. Poca pulizia nella registrazione ma comunque bello, alla fine me ne frego. Kitchen Love e' questo, desiderabile album da ascoltare tutto d'un fiato, ho voglia di fare l'amore con tutta New York. E non e' poco...
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12/05/2008
Buscadero
"Kitchen Love"
di: Lino Brunetti
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E sempre su Canebagnato esce anche l'album d'esordio dei piemontesi Mauve, intitolato Kitchen Love. Tutto quello che poteva far auspicare in termini di bonta' l'EP con cui si erano fatti conoscere, qui viene confermato con gli interessi. Verrebbe facile dire che la musica dei Mauve è indie-rock, ma si farebbe un torto alla qualita' delle loro canzoni che sono sempre non facilmente afferrabili. Dotati di una scritttura pop aliena e personale, questi pezzi hanno un grande potere evocativo e cinematico. Anche quando le chitarre graffiano e vanno verso il noise, il loro e' sempre un sound avvolgente, onirico, ai confini con la psichedelia. A livello di mood, prima che sonoro, a me ricordano un sacco i Mercury Rev di Yerself Is Steam, chissa' perche'? Sta di fatto che gioiellini impagabili come Elecrtonic Scales, Fake Youth, Only Silence e Last B., tra gli altri, continueranno a stazionare nel mio stereo, sa Dio per quanto! Bravi!
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09/05/2008
Rockshock
"Kitchen Love"
di: Massimo Garofalo
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Attivi da quasi tre anni, i piemontesi Mauve arrivano a questo (straorinario) album d'esordio dopo l'interesse suscitato dall'Ep Sweet Noise On The Sofa.
Mauve vuol dire malva, ma in senso squisitamente musicale significa una miscela di indie rock sonico che rimanda piu' o meno direttamente alle trame sonore dei Mogwai, agli assalti dei Sonic Youth, alle forma canzone scelta dai Calla e agli intrecci ambientali dei Labradford.
Ma se vogliamo a tutti i costi enumerare tutti gli ingredienti della ricetta Mauve dobbiamo parlare anche del fatto che i testi sono in inglese, anche la finale Last B. (ispirata a Cesare Pavese), e che il microfono se lo passano una voce femminile e una maschile, rispettivamente Elda Belfanti (anche batteria e campionamenti) e Carlo Tosi (chitarra e basso); con loro c'e' Alberto Corsi, impegnato alla chitarra e a un'infinita' di marchingegni elettronici e/o rumorosi.
Non deve trarre in inganno il campionamento iniziale da Hall of Mirrors dei Kraftwerk. Quello che si sentira' da li' a pochi secondi e' completamento diverso. Atmosfere uggiose, brusche sfuriate di rabbia, paesaggi rarefatti: Kitchen Love e' questo e molto di piu'.
E' soprattutto un grandissimo album, che - anche grazie al fiuto della lungimirante Canebagnato Records - riconcilia con l'indie italiano e finisce per renderci sicuri di una cosa: i Mauve sono una grandissima band. Sarebbe un peccato lasciarseli scappare. 7,5/10
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07/05/2008
Fuori Dal Mucchio
"Kitchen Love"
di: Hamilton Santia'
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Avevamo incontrato i Mauve per la prima volta quasi un anno fa, lodando Sweet Noise On The Sofa, EP dove il trio di Verbania cercava di portare nuova vita nell'universo stantio del post-rock. Tornato ora con un disco di canzoni, un vero e proprio debutto sulla lunga distanza, sempre con la milanese Canebagnato (che ha, purtroppo, aggiungiamo, nel mentre deciso di prendersi una pausa a tempo indeterminato). La maturazione stilistica appare evidente: siamo sempre nei percorsi di un indie non convenzionale, ma il post-rock viene preso come punto di partenza. In Kitchen Love troviamo delle suggestioni che vanno dalla new wave alla no-wave, dalle nuove tendenze (come 88) alle vecchie certezze (Edimburgo Mega-Panda, risposta italiana alla Glasgow Mega-Snake dei Mogwai). Le potenzialita', insomma, sono parecchie considerando quanta carne al fuoco si mette e quanti generi si vogliono esplorare. Non avvertiamo la necessita' di una ulteriore messa al dettaglio. La band se la cava molto bene nel giocare con i generi, con le suggestioni e con un'ampia gamma di influenze. Bisognerebbe solo cercare di rendere il tutto un po' piu' personale e staccarsi da certe convenzioni melodiche ormai troppo abusate (come le progressioni strumentali in crescendo davvero troppo post-rock-come-va-fatto). Qualche spigolo da smussare, ma e' un quadro generale che vede trionfare i pregi. L'ntraprendenza della Canebagnato ci mancherĂ a'. E' la classica etichetta che, credendo ciecamente nei propri artisti, e' capace di farli rendere oltre le normali aspettative. Ed era quello che mancava e forse tornera' a mancare
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03/05/2008
Nonsolocinema
"Kitchen Love"
di: Gianluca Capaldo
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Dopo l’ottimo ep del 2007, Sweet Noise On The Sofa, i Mauve (Alberto Corsi, Carlo Tosi e Elda Belfanti) esordiscono con il loro primo album prodotto dalla piccola e affascinante etichetta milanese Canebagnato Records. Il titolo e' Kitchen Love.
Undici tracce attraversate da un moto costante che porta l’ascoltatore in un viaggio della mente, difficile da catturare in poche parole, difficile da definire, difficile da dimenticare. Le atmosfere che il trio piemontese vuole creare vengono dipinte sia con suoni forti, elettronici, ruvidi, sia con voci malinconiche che si perdono oltre la linea dell’orizzonte. Tra testi surreali e ritmi contrastanti vengono lasciati degli indizi sonori che richiamano al territorio, quel Piemonte che da regione italiana diventa, dal punto di vista compositivo, stimolo paesaggistico, culturale, letterario, musicale: la nascita di un sentimento fortemente intriso di malinconia inquieta porta a un continuo dialogo interiore utopico che forse si puo' trovare e scoprire nella semplicita' e allo stesso tempo nella profondita' di una tazzina da caffe'.
Al tatto il packaging (dieci e lode!!) di questo lavoro discografico ci introduce perfettamente in una situazione sensoriale in cui la musica deve circondarci e rendere il nostro corpo aperto a qualsiasi stimolo. Proprio per questo motivo, forse, il termine piu' adatto per descrivere Kitchen Love e soprattutto la musica dei Mauve e' evocativo. Dalla potenza della musica elettronica del brano d’apertura 88, passando per la finezza compositiva di Jaguar, We Have To Go arrivando al piccolo capolavoro (a nostro parere il miglior pezzo del cd e quello che al meglio, forse, rappresenta l’anima dei Mauve) Electronic Scales. Il fascino strumentale di Edimburgo Mega-Panda si fonde nella profonda interpretazione di Fake Youth (Only Silence) dove non si hanno parole per descriverla…. Altri pezzi si susseguono in questo disco che ha le sembianze di un’ottima colonna sonora della vita (e perche' no anche di un lungometraggio). Butter, nella brevita' del testo e nella sua dolcezza ci rincuora ma per poco: i suoni diventano un caleidoscopio di elettronica e di percussioni che stride e angoscia. L’ultimo pezzo, Last B, ispirato a Cesare Pavese, chiude il viaggio iniziato circa quaranta minuti fa: abbiamo riflettuto, abbiamo sognato…la musica dei Mauve ha fatto centro!
La Canebagnato Records dice di essere una piccola etichetta milanese orgogliosamente fatta in casa, che offre sostegno e rifugio a melanconici folk singers e impavidi indie rocker e realizza dischi belle e importanti (pochi ma buoni). Noi speriamo che continui con il suo ottimo lavoro. E vi consigliamo di scoprire il mondo dei Mauve su www.myspace.com/feelmauve.
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29/04/2008
Kronic
"Kitchen Love"
di: Francesco Casuscelli
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Un esordio ben... confezionato.
Mauve e' un progetto nato nella primavera del 2005: siamo nel campo del pop-rock con cantato in inglese. Kitchen Love e' il primo disco della band sulla lunga distanza e comunica – a pelle – delle buonissime sensazioni: i suoni sono ben calibrati, le idee sono omogenee e la forma, nel suo insieme, e' gradevole. All’appello mancano i singoli capaci di ricordare il disco anche dopo averlo tolto dallo stereo. Quello che comunque resta fra le mani e' un cd di qualita', impacchettato anche con gusto: booklet e packaging, infatti, sono stati ben pensati e ben confezionati.
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26/04/2008
Dnamusic
"Kitchen Love"
di: Walter Ego
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Che gusto dirlo: ve l'avevo detto! E in tempi non sospetti quando ancora il trio from Verbania aveva orchestrato solo un Ep al gusto di fragola e dalle sonorita' psichedelic chic. In "Sweet noise on the sofa"ť boccheggiavi in preda al panico, come un peso morto in un mare forza sette; tutto sembrava avere una continuita' sonora disarmante e tanto era perfetto che ho gridato al miracolo in modo irrazionale e imprevisto, ho gridato al miracolo senza pensarci troppo su. Sono trascorsi i mesi, un bel po' di acqua e' passata sotto i ponti ed i Mauve sono di nuovo assoluti padroni dei miei pensieri. Ora non e' piu' EP, ora non e' piu' un gioco, ora si fa sul serio, ora e' debut album, ora e' Kitchen Love. Secondo una logica che non ha logica, il filo conduttore sonoro della loro musica e' ancora l'assoluta freschezza, l'assoluta capacita' di farsi respirare a pieni polmoni, anche da chi, come me, si e' rotto un po' le palle di tutta questa musica "ossobuco"ť, da dare solo in pasto alle bestie. "88" e' grinta, "Santiago" e' architettura sonora, "Elettronic Scales" e' fragilita' elettrica, "Edimburgo Mega-Panda" e' pura ipsosi e cosi' via... Con un album intero e' stato possibile sviscerare tutte le sfumature del proprio estro: siamo partiti da #E0B0FF, il codice di photoshop del color mauve "Malva", per dilagare in molteplici gradazioni audio cromatiche dal quale non c'e' ritorno. Kitchen Love e' un album che merita la vostra attenzione, Kitchen Love e' un album che va ascoltato ora per non rimanere indietro, Kitchen Love e' un tassello artistico importante di un gruppo che prima o poi verra' a prendervi. Un personale complimenti alla Canebagnato Records per il proprio lavoro e contributo al mondo indie.
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24/04/2008
Alternatizine
"Kitchen Love"
di: Massimiliano Locandro
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Non esiste un coltello che riuscirà a tagliare il denso strato di malinconia che si percepisce durante l’ascolto di “Kitchen Love”, intensa opera prima dei Mauve. L’intero lavoro alterna situazioni tra loro contrastanti, ricche di sfumature intense e di suoni ovattati ed irrequieti al tempo stesso, il tutto pervaso da una latente malinconia di fondo.
Il trio piemontese descrive paesaggi sonori con eleganza ed energia, alternando momenti di rara dolcezza ad improvvise sferzate elettriche e imprevisti scrosci di feedback, dimostrando così di aver bene imparato la lezione dei maestri Sonic Youth.
Il risultato è assai coinvolgente: come non lasciarsi trasportare dall’adrenalinica cavalcata strumentale di “Sean Connery” o dai dolci arpeggi della soffusa “Canterbury”?
Quello che stupisce dei Mauve è proprio la bellezza dell’imprevedibilità : si passa infatti dalla nervosa carica elettrica dell’iniziale “88” ai toni surreali e ricchi di fascino di “Jaguar, We Have To Go”, passando per i dolci e rassicuranti lidi di “Electronic Scales” e “Fake Youth”.
C’è anche il tempo di stupirsi di fronte alla stupenda “Butter”, canzone che inizia con ingannevole dolcezza per poi sfociare a tradimento in una cascata di feedback e rumori disturbati.
Un plauso particolare per l’eleganza estetica del booklet va di dovere alla Canebagnato Records, che come al solito dimostra di saper confezionare ad arte i propri prodotti.
Raramente la forma si abbina alla sostanza: quando ciò accade qualcuno dice che si stia per accendere una nuova stella.
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23/04/2008
Music Underground
"Kitchen Love"
di: Alex
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Ho avuto giŕ in passato il piacere di recensire i Mauve, precisamente con l'EP "Sweet noise on the sofa" e parlai di un lavoro molto inquietante, caratterizzato da atmosfere cupe e malinconiche. Per questo motivo "Kitchen love" risulta essere per me una positiva sorpresa. In questo nuovo album il terzetto piemontese mantiene lo stesso stile del precedente, ma con un approccio diverso; a tratti mostra un lato piů aggressivo che si percepisce soprattutto in canzoni come "88", "Santiago" e "Never regret". In sostanza possiamo dire che l'album si bilancia su un alternanza tra acustico ed elettrico molto equilibrata, rigorosamente in atmosfera indie e noise. Con "Kitchen love" i Mauve dimostrano di essere una band matura, che sa suonare un indie rock molto raffinato e delicato; che sa toccare le corde piů sensibili e i palati piů sopraffini del rock, ma anche di essere una band capace di saper pigiare sull'accelleratore quando serve e in un certo senso anche di sperimentare. Un altra sorpresa di questo album č anche la presenza di una certa componente elettronica, anche se molto leggera, che comunque influisce sulla sonoritŕ dell'intero album (ad esempio l'intro di "88" e la sperimentale "Butter"). Complimenti ai Mauve per questo bellissimo disco!
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20/04/2008
Sentireascoltare
"Kitchen Love"
di: Stefano Solventi
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Un trio da Verbania che prima manda un segnale di vita piů intrigante che eclatante (l'ep Sweet Noise On The Sofa, Canebagnato 2007), poi al momento di debuttare con un lavoro lungo decide di gettare cuore e cervello oltre le cosiddette rosee aspettative. Facendo, per quel che mi riguarda, il botto. La proposta sonora bazzica con passione e disinvoltura le palpitazioni pop di derivazione wave, trepidante impellenza emocore, venature dark e sbrigliata allure brit, lasciando baluginare sullo sfondo quel che resta del post-rock.
Ecco quindi che Santiago puň permettersi d'impastare Pixies e New Order, cosě come una Jaguar, We Have To Go stempera i Blur piů allampanati e certa melensaggine Alan Parson's Project, mentre la strumentale Edimburgo Mega-Panda chiama a raccolta strali The Cure e omeopatie L'Altra. Per non dire di quella 88 che ti fa pensare all'anello mancante tra , Interpol e Afghan Whigs. Il tutto come se fosse la cosa piů semplice del mondo.
>br />
Si chiamano Mauve, sono due chitarristi e una batterista alle prese anche con violino, basso, glockenspiel e samples (piů un paio di amici a dare una mano alle tastiere). Sono capaci di sorprenderti con grazia e arguzia (la malizia frusta They Might Be Giants di e Butter, cantate da una setosa Elda), di avvincerti con impeto (le sgroppate di Sean Conner, il bocconcino Sonic Youth di Never Regret) e ricercatezza (una Last B fiabesca e sonnacchiosa, testo ispirato da Cesare Pavese). Per intensitŕ, ispirazione e varietŕ, Kitchen Love č uno dei migliori esordi mi sia capitato di udire in tempi recenti.
(7.5/10)
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19/04/2008
Paesi Tuoi
"Kitchen Love"
di: Ale
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Si riaffacciano i Mauve, band piemontese che dopo il buon esordio con l’Ep Sweet Noise On The Sofa, tornano col lavoro sulla lunga distanza: Kitchen Love. La raffinatezza, che č marchio di fabbrica dell’etichetta milanese, non manca, tutta via il gruppo non disdegna cedere il passo a rumorismi tipicamente noise e, a tratti, post rock. Il disco prodotto dall’esperto Christian Alati ha una buona resa nell’insieme; i brani piů interessanti sono la bella ed acida Santiago, l’elegante e graziosa dove, tra sonoritŕ floydiane, spicca la voce femminile. Ancora Edimburgo Mega-Panda, strumentale magnetico ed evocativo. Ma la traccia di maggior spessore č Butter: in principio troviamo un’ispirata Elda Belfanti che poi lascia il posto ad una scomposizione sonora in schegge dal forte impatto.
Bravi tutti: dalla produzione all’art work. Questa č la strada giusta per compilare il “Disco”.
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14/04/2008
Sensorium
"Kitchen Love"
di: Simone Ungaro
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"Sweet Noise On The Sofa", l’ottimo EP con cui i Mauve si sono portati alla ribalta, creava una certa attesa per questo esordio su lunga durata della band verbanese. Tanto vale dirlo subito: senza abbandonare le sonoritŕ post, i Mauve virano verso un sound piů marcatamente indie pop, prediligendo la forma canzone, e l’operazione, per quanto ammirevolmente coraggiosa, premia solo in parte le ambizioni del terzetto. Apertura affidata alla riuscitissima cavalcata "88", tirata e acida, lontana ma degna parente di un pezzo come "Accelerating On A Smoother Road" targato Labradford. Passando per "Jaguar, We Have To Go", che, trattenuta per i tre quarti, implode nervosa nel finale, e per la ballata "Santiago", che azzecca pienamente la melodia, si arriva all’ipnotica "Electronic Scales", giŕ ammirata nella compilation "Canebagnato Music 06-07". Poi "Edimburgo Mega-Panda", uno dei due strumentali, che cita nel titolo e nelle sonoritŕ "Glasgow Mega-Snake" dei Mogwai (rincorsa-scontro di chitarre), andando a segnare uno dei punti piů alti e significativi del lavoro.
Eppure, manco fosse un onesto vicino che d’improvviso si trasforma in killer psicopatico, "Kitchen Love" inizia a mostrare nella seconda parte una pericolosa e inaspettata crisi di identitŕ. I Mauve si (ci) trascinano stancamente fino alla fine senza guizzi, tra ballate solo dichiaratamente melanconiche e sognanti, inutili divagazioni noise e accelerate-fuochi di paglia che onestamente aggiungono poco o niente a quanto espresso nella prima parte. Il problema č che, a volersi muovere tra molti generi, nelle strutture e nei suoni, si finisce col fare un mezzo pastrocchio e l’eterogeneitŕ puň risultare sintomo di creativitŕ quanto di confusione. Buoni come sempre gli arrangiamenti, perň le idee iniziano a vacillare. Oltretutto, anche un brano potenzialmente interessante come "Butter" viene sacrificato sull’altare della complessitŕ sonora, come se facesse di tutto per scrollarsi di dosso le etichette di genere, quando forse l’opzione piů semplice avrebbe potuto tirar fuori i risultati migliori. Per essere piů chiari, una band come i Mazzy Star, per liberare il senso di melanconia si affidava a una chiarissima scelta sonora abulica e rassegnata. I Mauve, al contrario, sembrano a tratti un gruppetto di adolescenti alle prese col grande mistero dell’amore, il che, per caritŕ, non sarebbe necessariamente un male, se poi non andasse a contraddire quello che accade nel brano precedente o seguente.
Giudizio rimandato, dunque, ma quel che č certa č la caratura di una band in grado di variare registro e atmosfere. Il punto č che, perché registri e atmosfere differenti coesistano, č fondamentale trovare un sottile e raro equilibrio che i Nostri non sempre riescono a focalizzare. "Kitchen Love" risulta un disco disordinato, ma intenso e degno di ascolto che, intendiamoci, ce ne fossero.
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31/03/2008
Lost Highways
"Kitchen Love"
di: Vladimiro Vacca
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Siamo cloni di vite altrui in moto costante. I sapori sono estinti. Ieri ti amavo, oggi ti odio. Ho bisogno della tua bocca. Voglio magia semplice, non un amore da film ma quello Kitchen love. Quello del tormento, non quello della convivenza trascinata che si risolve restando lontani… Jaguar, we have to go. Si affollano pensieri, note dilatate nella nebbia: “I don’t know if you think… I don’t think we’re safe even if we have the mountains in the middle of july…” (Santiago). Sullo sfondo la musica dei Mauve. In Kitchen Love alberga il rock delle sfumature e delle suggestioni. Il noise, il post-rock, l’indie-rock e la psichedelia, che assomiglia a tutto e niente perchč vince l’originalitŕ, sono gli ingredienti di un pasto nudo che ha bisogno solo di essere vissuto. E’ tutto uncino di memoria, dove ogni suono č zoom temporale tra passato e presente. Fake youth č ballad di silenzio invernale interiore. Butter č spirito di rinascita. Le potenzialitŕ dell’Ep Sweet Noise on the Sofa sono state coscientizzate e quel sassolino buttato nel centro del lago Maggiore ha generato dei cerchi nell’acqua che arriveranno ovunque, sino al nostro cuore. La vera musica non si limita, non si soffoca, mescola i gusti forti della vita: da Sean Connery a Cesare Pavese, dal surrealismo all’ironia, c’č tutto questo nel primo album dei Mauve. Dopo In Rainbows, Uno e Le Labbra, Kitchen Love č un altro leggiadro dipinto sonoro dell’unica alchimia che potrŕ salvarci: l’amore.
“Ma la carne non trema. Soltanto un amore la potrebbe incendiare, e quest’odio la cerca…” (da Indifferenza di C. Pavese)
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31/03/2008
Indie Zone
"Kitchen Love"
di: Alessandro Busi
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Ci sono alcuni stati d’essere, durante le giornate, che sono particolarmente piacevoli, o, quanto meno, fortemente coinvolgenti. Uno di questi, nell’opinione di chi scrive, č la percezione ovattata del mondo, che si ha nei momenti di sonno/veglia.
Č proprio in questo orizzonte dai confini confusi e dalle luci forti come ombre che, con “Kitchen Love”, si muovono i Mauve. Band piemontese all’esordio discografico, propone una lieve musica d’atmosfera, che non manca, perň, di una forte componente rumorosa. La voce maschile e quella femminile si cedono il passo l’un l’altra, mentre il manto sonoro si distende come una limpida cascata di suoni, dove l’inserimento di distorsioni serve da rottura nella pacata tranquillitŕ del paesaggio precedentemente disegnato. “Electronic scales”, piuttosto che “Santiago”, o la strumentale “Edimburgo mega-panda” sono un ottimo manifesto di questa doppia faccia sonora, mentre altri brani, quali l’apertura “88” o la delirante “Butter”, sono piů chiaramente votati al rumore. Un capitolo a parte č invece la dolce poesia di chiusura, ispirata da Pavese, “Last B”.
Questi sono i punti di forza di “Kitchen Love” e questo č il modo in cui l’album scava nelle orecchie dell’ascoltatore, lasciandovi la sua traccia indelebile fatta di acqua e fango, luce e ombra, cristallo e acciaio.
Ps: Una nota aggiuntiva č l’antica eleganza del supporto che, molto pulito nella grafica, rappresenta bene l’eleganza stessa della musica dei Mauve.
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18/12/2007
Audiodrome
"Sweet noise on the sofa"
di: Giampaolo Cristofaro
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La milanese Canebagnato Records continua a rivelarsi una delle migliori case discografiche indipendenti in Italia. Dopo gli ottimi Paolo Saporiti e i Don Quibňl, entrano ora in scena i Mauve. Nati a Verbania, sono sostanzialmente composti da Carlo Tosi (voce e chitarra) ed Elda Belfanti (batteria e campionamenti). Sweet Noise On The Sofa č il loro ep d’esordio, composto da canzoni al limite tra post-rock e sfuriate noise, che ricordano a tratti i Mogwai, citati tra l'altro nello stesso comunicato stampa. “Miles Davis” č sinuoso e languido connubio di arpeggi lievemente infettati da vibrazioni elettriche, “Keep Me Warm” mantiene ciň che promette, essendo canzone melodica, calda e dolce, piů rock che post. Una costruzione armonica chitarristica con elementi piů catchy e alla Sonic Youth sostiene l’incisiva “Mauve Paranoid”, che si conclude con tanto di coda proto/noise strozzata sul nascere, prima della “Autumn Leaves” che chiude le danze. Forte della sua malinconia elettroacustica davvero autunnale - espressa anche dal gioco di parole tra partenze e “foglie che cadono” proposto dal titolo – č la canzone piů pop del disco, che dimostra quanto lo spettro di espressione dei Mauve possa essere ampio, facendo intravedere grandi potenzialitŕ future.
Che le foglie ridiventino verdi e l’albero possa crescere forte e rapidamente come sembra dai germogli.
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07/10/2007
Indie-Zone
"Sweet noise on the sofa"
di: Tommaso Vecchio
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le venature oniriche del legno
La pelle del divano di pelle fagocita corpi abbandonati, visione post moderna mostruosa in uno studio di registrazione dimenticato dal Mondo, in persona: “Keep me Warm”.
Macchie di grafite, dilaniate dalla mano negra di Jean Micheal Basquiat: “Miles Davis”.
Una camminata solenne ma a capo chino, un lento immergersi in un paesaggio coperto di neve: “Mauve Paranoid”. Profumo d’Islanda, echi e sonagli degni di Amiina e Sigur Ros.
Foglie d’autunno sparse su un terriccio rossastro del lago di Verbania, trasportato per magia nella foresta di Breucelliant. Leggente, visioni arcaiche in chiave post moderna. Saturati dal potere illusorio dei media, questi tre ragazzi riscoprono il puro emozionare della musica. Oltre il Post-rock, addirittura post mogwai, ma giusto in tempo per carpire a pieno l’atmosfera antica di un autunno sentimentale.
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06/10/2007
Sodapop
"Sweet noise on the sofa"
di: Marcello Ferri
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Copertina che rimanda a quelle spartane di album indie o emo usciti negli anni novanta (primi Modest Mouse, Mineral, Karate, Hood...), i Mauve dalla Verbania sembrano essere in qualche modo rimasti imprigionati in quel periodo; forse ridurre la loro formula dell'EP, Sweet Noise On The Sofa al solito post rock puň suonare limitativo anche se, in tutta onestŕ, non si č poi cosě lontano dal vero. Comunque il fatto che, nonostante la loro giovane etŕ, siano rimasti fermamente ancorati a ciň che a loro piů piace senza guardare a cosa va per la maggiore in rete o sulle riviste piů blasonate non puň che farceli stare simpatici. Quindi fatti i dovuti preamboli, consiglierei loro di buttarsi - piů che su arzigigogolati e epici pezzi strumentali dal crescendo finale - su placidi brani indie rock dal cantato venato di malinconia (Keep Me Warm e Autumn Leaves sono due perle melodico-indie-lo fi come non ne sentivo da un pň) ,č qui credo che il gruppo riesce a dare il meglio di sé senza sapere troppo di giŕ sentito. Non per niente sono degli adoratori degli Hood, (direi pure dei Sebadoh) e non disdegnano qualche cover del gruppo inglese nei loro concerti. In questo caso il miglior modo per farsi notare č quello di rimanere sotto le righe... o il miglior modo per restare a galla č quello di nuotare sott'acqua. Insomma, ci siamo capiti.
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01/10/2007
Lost Highways
"Sweet noise on the sofa"
di: Vladimiro Vacca
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Uomo! Uomo! Lo senti il mio richiamo? Voltati da quel cavallo di ferro e guardami al di lŕ del ciglio. Accostati e scendi. Vieni verso di me. Vieni in me. Vieni su di me. Spogliati. Liberati delle scarpe. Le senti le mie lacrime di rugiada bagnare le tue distratte zampe (mentre ascolti Miles Davis)? All’improvviso tra le mie braccia nel cielo si dipanerŕ una luce, un raggio che ti accecherŕ, un suono, un’atmosfera, un dolce rumore: per favore Keep me warm, non dimenticare il fiume rosso che ti scorre dentro! E ora ti stai innalzando sui miei alberi, sulle tue case, sulla tua autodistruzione e arrivi lě, piů in alto che puoi con Mauve paranoid, un condensato, un caleidoscopio di colori, di immagini musicali dove il post-rock dei Mauve si erge tra sussurri di parole e impeti di tempesta noise. Il tuo stanco corpo vibrerŕ di energia dimenticata, ti sveglierai sul tuo divano e ti aggrapperai alle sbarre invisibili della tua galera interiore… il silenzio… poi nel tuo traffico ti affaccerai alla finestra e le mie dita cadranno come Autmn leaves a ricordarti che tu sei in me, tu sei in me. Quattro brani d’intensitŕ maestosa, un fantastico debutto dei piemontesi Mauve prodotti dalla piccola grande etichetta di sogni sonori che č la Canebagnato Records. Con Sweet noise on the sofa si viaggia dentro e fuori la madre dimenticata Natura, attraverso l’amata immortale Musica.
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30/09/2007
Music Underground
"Sweet noise on the sofa"
di: Alex
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Veramente inquietante questo "Sweet noise on the sofa" dei piemontesi Mauve, a metŕ tra musica strumentale che strizza l'occhio alla psichedelia e sonoritŕ tipicamente indie-rock di stampo britannico. Ne esce un album caratterizzato dall'inquietante presenza di atmosfere cupe e malinconiche che si fondono con l'aggresivitŕ e contemporaneamente con la raffinatezza di un certo filone indie-rock (quello dei Placebo per interderci). Come dice il titolo queste canzoni sono dolci rumori che si possono ascoltare sdraiati su un divano, mentre di fuori avanza l'inverno che tinge di oscuritŕ e malinconia il paesaggio immaginario creato dal loro ascolto. Gli affascinanti e ricercati suoni dei samplers si immergono in un muro sonoro di chitarre a tratti pulite ed echeggianti, a tratti piů ruvide. La parte strumentale la fa da padrone: da sola crea delle immagini che si muovono nello spazio caratterizzando il sound dei Mauve che nello loro parti piů addolcite somigliano molto ai "Mogwai" mentre in quelle piů ruvide ai "Karma to Burn". I Mauve non sono la solita band indie-rock, questa attitudine strumentale con i connotati da colonna sonora li caratterizza in modo particolare, inoltre c'č da dire che sono in linea con tutti i lavori della Canebagnato records che abbiamo ascoltato e anche questo come gli altri č un gran bel disco. Complimenti per i Mauve e per la Canebagnato records che mette a segno un altro colpo importante!
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14/07/2007
Rockerilla
"Sweet noise on the sofa"
di: Roberto Mandorlini
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Si ispirano a "...l'eleganza placida e inquieta del lago che fronteggia Verbania, la magia malinconica dei boschi di Intra, il fascino imperscrutabile e misterioso delle bianche valli di Anzola... ", e fanno subito centro con questo EP di debutto i piemontesi Mauve, abili nel rileggere 20 anni di indie-rock tra suoni post alla Mogwai ("Mauve Paranoid") e strati di noise alla Sonic Youth ("Autumn Leaves"). L'EP č confezionato con foto meravigliose e costa come una pinta di birra. 7/10
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30/06/2007
Kathodik
"Sweet noise on the sofa"
di: Marco Braggion
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In questi ultimi anni c'č un movimento di riscoperta della dark-wave che parte dai trentenni italiani (influenzati dalle bordate intimistiche dei Cocteau Twins e ovviamente dalla scuola Cure) e arriva fino ai teen tramite la deriva post-pop dei Sonic Youth. Un esempio su tutti, la In The Bottle Records con i Flap e i Replace the Battery: etichetta neonata che riscopre il sentire emo-post-rock di scuola Morr/4AD.
Anche il nuovo e primo lavoro dei Mauve si inserisce in questa corrente (ormai) barocca. Il loro primo EP -di quattro canzoni- ci riporta ai temi noti ormai dal pubblico post: cavalcate progressive di chitarre malinconiche alla Johnny Marr, suoni delicati che sfociano in crescendi noisy e atmosfere oniriche costruite su castelli di effetti che ricordano i padrini Mogwai.
La produzione, pur ricadendo in schemi riconosciuti ormai come standard pop, non manca di omogeneitŕ e di coerenza. Il suono del trio piemontese culla l'ascoltatore in un ambient che potrebbe ricordare i Seefel senza loop: un mondo di sentimenti pastello che allieta senza stravolgere, che ci fa rilassare senza intellettualismi, puro feeling, essenza rocksoul. Attendiamo seduti sul sofŕ la prossima prova, sperando nel botto. Gli eredi dei Giardini di Mirň?
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24/06/2007
Paesi Tuoi
"Sweet noise on the sofa"
di: fbr
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Esce per l’etichetta milanese Canebagnato Records l’esordio dei Mauve. Non ci si deve lasciare influenzare dai titoli dei brani: “Sweet noise on the sofa” si distende in un continuo post rock, che prende le mosse dal brano d’apertura, il riflessivo Miles Davis, sino a raggiungere quello di chiusura, il piů dinamico Autumn Leaves. Non si parla dunque il lin | |